Critica

 

 

L’impegno culturale di SALVATORE GERBINO

 “Ante-inquietudine d’anime in post-sentenza” ( olio, 50x70 )

 

Indubbiamente l’epoca in cui si vive, intessuta tutta di quel subdolo malessere allo stato larvale che si avverte inconsciamente e che si traduce in un senso di incertezza e di insicurezza, così profondamente, da soffocare l’impulso più vitale del “vivere”, proietta la coscienza verso la dimensione dell’irrazionale, dove la mente può penetrare in virtù di una lucida veglia, per pescare in quella capillarità fragile di immagini, che permettono di ricostruire in simbolica rappresentazione la flora inesplorata dell’io profondo. Consideriamo ciò considerando la Pittura di Salvatore Gerbino, un giovane artista di Caltagirone, che rifugge da un linguaggio di facile prensione, per farsi interprete delle inquietudini dell’umanità. L’Artista che vive nell’orizzonte del suo tempo-limite, non può sfuggire agli stimoli e ai contenuti dell’attuale. Ma in Gerbino c’è di più; oltre agli spunti analitici di carattere psico-sociologico, che costituiscono, per così dire, la superficie, la crosta della sua pittura, c’è una esigenza di carattere psico-culturale, che ci immette in uno spazio intimo, in cui il dramma dell’uomo si accoppia a una tensione di ricerca intellettualistica, per cui arte e cultura costituiscono i simboli della più autentica dimensione umanitaria. Per gli artisti, come il Gerbino, di un certo impegno, la pittura diviene un mezzo eloquente per coinvolgere il fruitore non solo sul piano pittorico, ma anche e soprattutto sul piano culturale. La pittura, allora, non è più solo una esigenza di carattere estetico-formale, ma è qualcosa di più intimo; di più capillare, che viene a coesistere nella struttura organica e intellettiva dell’io artistico e, quindi, ad amalgamarsi e a plasmarsi alla segreta vitalità dell’artista. Il Gerbino ci immette in una atmosfera surreale, dove il dramma umano si dilata nella eco premonitrice di una tensione sismica. Un paesaggio lunare, lontano, risucchiato nell’abissale caos atemporale, costituito da strutture di vegetali: l’albero privo di foglie, libera dal fondo dei cieli una germinazione di figure indefinibili: membra umane; labbra; volti disfatti dal dolore: simboli, questi, della solitudine; della sofferenza; calvari segnati dal dolore, nel lungo cammino dell’umanità. Sono tele dense di “pathos”, trasudanti la drammaticità esistenziale “ab aeterno”, nella quale si intrecciano i contenuti della realtà attuale: intime contorsioni di rami che rendono l’“io” vulnerabile, coinvolto nel viluppo di alienanti imprevedibilità.

 

GIANNA PAGANI PAOLINO,

critico d’Arte – Roma

 

 

“Radiose essenze” ( china e matite acquerellabili, 35x50 )

 

…I due pini stilizzati servono a chiudere una porzione di paesaggio che mira a verticalizzarsi grazie al succedersi delle situazioni filmiche.

La resa, a livello di tecnica, è ottimale per quell’elaborazione ricercata del particolare che si ha modo di notare nel lastricato e nei fiori iniziali…

 

FULVIO CASTELLANI,

 critico d’Arte – Catanzaro

 

 

 “Calvario dell’umanità” (china e matite acquerellabili, 35x50)

 

Fiori colorati che, posti al centro dell’opera, lasciano spazio ad uno scenario, potremmo dire, spettrale, dove il dolore e l’incertezza vengono espresse dal paesaggio spoglio, mentre le croci e la figura umana quasi stilizzata, in atto di porsi una corona sul capo, sono gli elementi che evidenziano in Salvatore Gerbino le dimensioni esistenziali dell’uomo. Le variazioni tonali del colore e del soggetto diventano genesi di una figurazione che assurge ad un connotato simbolico e si fanno espressione di un insieme metafisico, dal momento in cui l’unica traccia ben definita oltre i fiori sono le torri. Salvatore Gerbino varca la soglia del reale per cogliere l’esistenziale, offrendo al fruitore una dimensione onirica, che non trascura il fascino figurativo e simbolico. I punti focali dell’opera sono diversi: la figura umana centrale, le croci appena tracciate, il paesaggio desertico, gli alberi spogli che s’innalzano verso il cielo. In essi si concentra il contenuto visivo, in quanto evidenziano il mondo del dolore, delle spine, della croce, della sofferenza, ma anche della vita in contrasto con la morte. Gli uccelli,  posti alla base della figura  umana, ricordano il simbolo della forza che ispira gli uomini alla saggezza, e quindi il pensiero che li nutre e li innalza per raggiungere la conoscenza. Infine la corona che, oltre ad indicare la Maiestas domini, segna anche il passaggio simbolico ad una nuova condizione dell’esistenza, dal calvario delle esperienze alla serenità della vita. L’opera acutizza effettivamente la sensibilità dell’osservatore, che si concentra verso la figura centrale. Questa lascia risaltare il delicato cromatismo attraverso una convergenza timbrica e diventa forza espressiva, si fa punto cruciale dei penetranti messaggi attuali, quale il dolore dell’umanità.

 

ENZA CONTI,

 critico d’Arte e direttore del Trimestrale  “Il Convivio” – Castiglione di Sicilia 

 

 

Il surrealismo di SALVATORE GERBINO “Lacrime di sangue” ( olio, 50x70 )

 

                                                Salvatore Gerbino nasce a Caltagirone nel 1958, dove vive. Ha compiuto studi scientifici per la tecnica della ceramica a Caltagirone, paese siciliano che è noto per i rinomati maestri, ed ha frequentato l’Accademia per corsi di pittura e di grafica. Inoltre ha partecipato ad importanti manifestazioni e concorsi di elevato livello culturale ed artistico, regionali, nazionali ed internazionali. È anche componente di qualificate giurie. Si è dedicato sin da giovanissimo alla pittura e alla grafica. Promotore ed organizzatore di mostre personali, collettive e concorsi di lettere e arti, progettista disegnatore e realizzatore di scenografie teatrali e spettacoli vari, è anche ideatore di cataloghi, depliant, locandine, manifesti, copertine di libri e riviste.

Lo stile di Salvatore Gerbino è frutto di una personale sintesi espressiva, interpretando tematiche varie per riflessione e fantasia. Al centro, però, di ogni creazione si può leggere l’uomo e l’artista, la riflessione che egli pone nella surrealtà è intimamente legata all’interiorità, al sentire. Un dettato che assorbe gli aspetti figurativi e li inserisce in una dinamica complessa, sia disegnativa sia coloristica. L’uniformità o variabilità del colore, non dissonante, e il tratto disegnativo rendono le opere di Gerbino intense e originali. Basta leggere un’opera come Lacrime di sangue, dove la sofferenza interiorizzata in un quadro surrealista intride ogni pennellata. La tonalità, non a caso, è spesso tinta di rosso, il sangue del volto che si taglia nel cielo giallognolo scende dai rami che sembrano sorreggerlo. Tutto si piega all’ondulare del sangue e il volto è motore della scena, ma anche fine della scena, basti notare che l’andamento disegnativo converge verso il riflesso del volto stesso che troviamo nella parte bassa del quadro.

 

GIUSEPPE MANITTA,

critico d’Arte e caporedattore del Trimestrale  “Il Convivio” – Castiglione di Sicilia 

 

 

…GERBINO Salvatore, vive e opera a Caltagirone.

Ha preso parte a importanti concorsi internazionali, nazionali e regionali ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Della sua arte si è interessata la critica più qualificata. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private …

 

PIETRO MIGLIORE,

 critico d’Arte – Caserta

 

 

Un Artista come Salvatore GERBINO non è facile incontrarlo tutti i giorni, perché GERBINO partecipando al PREMIO DEI CINQUE (quarta edizione) da me organizzato; ha fatto vedere alla giuria e al pubblico di Ragusa, la tematica della sua Arte. Arte di cui solo lui può spiegare il significato profondo di ogni dipinto; al quale però ognuno può dare il suo giudizio personale …

Per me, nell’ammirare i vari dipinti di Salvatore GERBINO posso dire che ci dimostra il suo lento, doloroso e travagliato cammino.

Salvatore GERBINO è sicuro di potere arrivare alla meta dipingendo con sincerità, serenità e amore, tutto ciò che vede e sente dentro il proprio cuore.

E’ un Artista che può confrontarsi serenamente con altri Artisti.

 

GAETANO GAGLIARDI,

 poeta, pittore e scultore – Gallerista del  “Centro SiciliArte” – Ragusa

 

 

Ho apprezzato molto le opere dei cinque artisti, ma particolarmente mi hanno colpito quelle del pittore Salvatore Gerbino.

Nei suoi dipinti c’è molta fantasia. I paesaggi sembrano creati come in un sogno. Tutto sembra funesto, ma, sotto forma di visi evanescenti, è presente il Creatore.

 

PAOLO CHILLè,

pittore - Ragusa 

 

 

“Accendi il desiderio di Preghiera” ( olio, 40 x 60 )

 

In un Mondo in cui si sperimentano rabbia, tensione e dolore, ecco l’invito dell’Autore: ‘Accendi il desiderio di Preghiera’.

Non è un appello formale, ma un ri-chiamo vissuto a ri-trovare il significato più profondo della vita: una ‘Presenza’ che non rifugge la solitudine, l’ira, il vuoto, ma assimila a sé la sofferenza umana.

Un volto mite e sereno sovrasta il deserto sottostante.

E’ assorto, non è lontano.

E’ chino, conduce a sé.

Il cielo tenue e leggero fa intuire il desiderio di sollevare lo sguardo oltre il ‘vuoto’ che non ha radici, che a volte spezza e ripiega verso il basso.

Osservando oltre il vuoto dei resti della vita si avverte il deserto.

Ed è proprio nel deserto che si scopre la ‘Preghiera’.

Nel silenzio, nella pace, nel desiderio di un rinnovato senso della vita, i colori intensi si attenuano, si temperano di luce soffusa perché il dolore si eleva in ‘Preghiera’.

                                                                                                                      INA BIFFARA,

poetessa - Caltagirone

 

 

"La vite e il vino" ( olio, 50x70 )

                                                                         

‘La vite e il vino’ è un’Opera che attraverso l’immagine tersa e morbida, i colori leggeri e caldi, in un gioco armonioso di chiaro – scuro, trasmette la solidità della vita.

Le emozioni dell’osservatore interagiscono con i tratti espressivi dell’opera.

L’opera, infatti, contiene e comunica poesia.

Nella serenità del verde e nel rosso inquietante, nelle radici e nei tralci si intravvede l’intento della vita che, pur toccata dalla sofferenza, resiste tendendo in alto e persiste in quel volto composto che il tempo ha tracciato.

Un timido velo si posa sul manto appena rosso, non cela le sue radici, si lascia sfiorare, si lascia avvolgere e contaminare.

Eppure la ‘vite’ prevale e il ‘vino’ si offre in sorsi di pacato sapore della vita, con un gesto gentile:

una mano che non si ritrae, una mano che sostiene, che sa trasfigurare.

Nello sfondo una luce tenue allontana ogni timore.

                                                                                                                                                                                                                                                               INA BIRRARA,

poetessa - Caltagirone

 

 

“Infinito” ( olio, 40x60 )

 

L’Opera dell’artista Gerbino è interessante per la sua lealtà emotiva.

In essa traspare una surrealtà annaspante tra lirica grafica e tenue cromatismo onirico.

Manlio Manvati con un paterno augurio per un avvenire sereno.

 

MANLIO MANVATI,

critico d’Arte, pittore – Pozzuoli di Napoli

 

 

Gentile Salvatore, i tuoi lavori sono molto interessanti per la tua "individualissima elaborazione iconografica". I soggetti sembrano essere ripresi da una narratività tipica della tradizione dei cantastorie siciliani Giufà e Pietru Fuddune e dai boschi incantati Grimmiani; mentre il colore "brillante" sembra appartenere alla tradizione degli Albarelli in maiolica, della quale la tua Caltagirone storicamente ha rappresentato un fulcro importante per le scelte decorative ed iconografiche in ambito italiano.
Buon lavoro
Cordialmente


                                                                                                                                                                                              GABRIELE ROMEO,

storico e critico d’Arte - Venezia